le "SPURGHE"
di Sant'Urbano a Montecchio Maggiore (Vicenza)

Un suggestivo angolo di natura selvaggia ed incontaminata
 meritevole di attenzione 

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Pochi sono al corrente di questo autentico angolo di paradiso naturalistico, incastonato tra le colline montecchiane in località Sant'Urbano.  Un concentrato di natura: flora, fauna e suggestivi fenomeni geologici si mostrano al visitatore che non può non restare meravigliato di fronte a tanto spettacolo.  Si tratta di una zona piuttosto limitata come estensione, sviluppantesi per circa 650 metri, ma ricchissima di bellezze naturali.  Gli anfratti rocciosi, i numerosi cunicoli, i dirupi scoscesi, le voragini doliniche, unite alla folta vegetazione che copre quasi completamente il sito, infondono all'ambiente un che di cupo mistero.  Il microclima è fresco anche durante le giornate di calura estiva e l'altissimo tasso di umidità favorisce la proliferazione di molte varietà di muschi, licheni, felci ed altri vegetali.  Robinie, olmi, querce e carpini si protendono verso l'alto in cerca di sole, avvinghiati da rovi e vitalbe, in taluni casi prodigiosamente aggrappati alle pareti rocciose. 

Favoriti dall'asperità del territorio, nelle "spurghe" trovano naturale rifugio molti animali costituenti la fauna locale. Non è raro incontrarvi volpi, tassi, ghiri, faine, varie specie di serpenti (Biacco, vipera, Saettone), nonché numerosissimi uccelli.   

La conformazione particolarmente accidentata del territorio, che gli conferisce l'aspetto così suggestivo, parrebbe il risultato di un'immane sconvolgimento tellurico, ed invece si tratta di una lentissima ma costante metamorfosi, attiva fin dalla notte dei tempi, e tuttora all'opera.  Gli abitanti del posto raccontano di continue lente ed inarrestabili mutazioni: di rocce che si alzano, voragini che si allargano, massi che scompaiono, nel volgere di qualche anno.  L'instabile e precaria struttura del suolo è dovuta al cedimento delle rocce calcaree incarsite del sottosuolo che costituiscono il basamento alle strutture arenacee superficiali.  La struttura delle rocce di superficie, relativamente deboli, è continuamente messa a repentaglio dai cedimenti degli assetti sottostanti, causati dall'azione delle acque, le cui presenze sono testimoniate dalle numerose sorgive e fontane sparse nel territorio collinare.

Le caratteristiche delle "spurghe", al di là dell'indubbio richiamo spettacolare, costituiscono tuttavia un evidente pericolo per chi vi si avventura.  E' decisamente sconsigliato visitare i luoghi sprovvisti dell'accompagnamento di una guida esperta.  Periodicamente, a cura dell'Amministrazione Comunale, vengono organizzate escursioni con esperti di varie discipline che illustrano esaurientemente tutti gli aspetti interessanti, conducendo i visitatori attraverso un percorso studiato che valorizza i vari elementi.  Un'occasione davvero interessante ed istruttiva per trascorrere un pomeriggio "full-immersion" nella natura selvaggia... fuori dalla porta di casa.

 

 

 

 

 

 

 

 

Le foto si riferiscono ad una escursione guidata del Luglio 2000

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Note storiche

Le “Spurghe”, come toponimo derivano dal latino “speluncula” e significano “roccia selvaggia”. Il termine risale al XVI secolo e sta ad indicare un luogo denominato in passato anche “Sgneve”, nonché “Castellare” a causa di una fortificazione probabilmente longobarda, esistente un tempo sopra di esse. S. Urbano infatti è stato centro collinare importante di questo popolo qui insediatosi per l’abbondanza dell’acqua e probabilmente per la vicinanza di queste “Spurghe”, le cui vie di accesso erano facilmente difendibili.  Nell’ultima guerra una trentina di partigiani locali si sono là nascosti, durante l’inverno 1944/45. Per i tedeschi o i fascisti era impossibile, oltre che pericoloso, tentare di snidarli. 

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