ville venete
breve itinerario tra le più vicine e  rappresentative

VILLA ALMERICO CAPRA detta LA ROTONDA

La Rotonda è senz'altro la villa più famosa del Palladio e, probabilmente, di tutte la ville venete.   La sua struttura particolare, la cupola applicata all'abitazione, i quattro pronai eguali e l'armonico inserimento nel paesaggio, hanno contribuito alla sua fortuna tanto da essere stata il modello di architettura al quale si sono ispirati gli architetti di molti paesi (dall'Europa agli Stati Uniti d'America) e per molti secoli.

Fu realizzata, presumibilmente tra il 1567 ed il 1569, da A. Palladio per il canonico vicentino conte Paolo Almerico, uomo di chiesa ritornato a Vicenza dopo un lungo periodo di assenza, il quale desiderava ritirarsi a riposo nella pace e tranquillità della campagna. Fu concepita dal Palladio come una dimora di rappresentanza più che come una villa di campagna, tanto che ne "I Quattro libri dell' architettura" la pone tra i palazzi di città.  Alla sua morte, la villa fu lasciata in eredità al figlio naturale Virginio Bartolomeo che, in conseguenza della sua disastrosa amministrazione, fu costretto a venderla nel 1591.   Gli acquirenti furono Odorico e Mario Capra che la completarono affidando i lavori a V. Scamozzi e ne mantennero la proprietà per primogenitura sino agli inizi dell'Ottocento.

La villa sorge sulla cima di un colle, appena fuori Vicenza, lungo la strada che collega la città ai colli.  Certamente la bellezza del panorama circostante ispirò il Palladio che infatti così scrive: "Il sito è degli ameni, e dilettevoli che si possano ritrovare.. Onde perché gode da ogni parte di bellissime viste, delle quali alcune sono terminate, alcune più lontane, e altre, che terminano con l'Orizonte; vi sono state fatte le loggie in tutte quattro le faccie".

La villa ci appare quindi come un Belvedere aperto su tutti i fronti per poter godere del panorama ma nello stesso tempo per essere vista da tutti i lati come un coronamento della collina che sembra essere il supporto della villa.

In questa opera il Palladio, forse in onore di Monsignor Almerico, con l'uso della cupola applicata per la prima volta ad un edificio di abitazione, affronta il tema della Pianta Centrale sino a quel momento riservato all'architettura religiosa.

Le decorazioni della villa coprono un lungo periodo e di molte l'attribuzione non è certa.  In una prima fase, compresa tra il 1570 e la morte dell'Almerico avvenuta nel 1589, furono affrescati, nel piano nobile, i soffitti delle stanze grandi, ad iniziare da quella rivolta ad est, probabilmente da Anselmo Canera.  Le sale ad ovest e la cupola vennero affrescate da Alessandro Maganza. La sala centrale nella parte bassa presenta gigantesche figure mitologiche incorniciate da finte colonne dipinte da Ludovico Dorigny.

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