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LA SPALLA  (parte seconda)
ANATOMIA



Gennaio 2001
Abbiamo già visto come la spalla abbia una particolare conformazione per cui si è rilevato che si tratta di una articolazione con la caratteristica dell'instabilita.
Nel proseguire sull'argomento medesimo, possiamo dire che la spalla è formata dalla cavità glenoidea o glena, ( il piattino di caffè ) all'interno di questa glena va a confluire la porzione mediale della testa dell'omero ( l'osso del braccio ); è una articolazione di tipo mobile, molto mobile, si è visto che viene definita anche diartrosi caratteristica che prende il nome di enartrosi.
 
La scapola è un osso piatto formato da una faccia anteriore che è concava chiamata fossa sottoscapolare, e da una faccia posteriore convessa che a sua volta rappresenta l'area sopra-scapolare. Se andiamo ad appoggiare la nostra mano dietro la testa lateralmente, tocchiamo appunto la faccia posteriore della scapola e notiamo la presenza di una protuberanza che definiamo spina scapolare, la quale, partendo dall'interno (mediale), verso l'esterno (laterale), si sposta verso l'alto. Più ci spostiamo lateralmente nella spina più ci avviciniamo ad un elemento molto importante dell'articolazione della spalla che è l'acromion, il quale si trova alla fine della spina.
Possiamo così dire che la faccia posteriore della scapola è divisa in due parti dalla presenza della spina, una parte che sarà al di sopra che in medicina viene chiamata sovraspinata, ed una parte che sta sotto la spina che abbiamo già definito sottospinata. 
 
Questi elementi anatomici fin qui segnalati: la fossa sottoscapolare, la sovraspinata e la sottospinata, sono importanti perché all'interno di esse trovano inserzione i muscoli: sottoscapolare, sovraspinato e sottospinato.
Se noi torniamo sul davanti e cioè sulla faccia anteriore della scapola, troviamo il cosiddetto processo coracoideo che è un tozzo particolare osseo incurvato, sul quale prendono inserzione ( si attaccano ) alcuni muscoli, tra i quali il coracobrachiale, il piccolo pettorale e il bicipite brachiale.
L'acromion che abbiamo visto prima nella parte finale alta della spina scapolare e il porocesso coracoideo sono collegati tra loro mediante un legamento detto coraco-acromiale. La particolare struttura di questa articolazione impone una seria analisi sulla struttura capsulo legamentosa fondamentale e sulle strutture legamentose periferiche.
 
Prima di proseguire è giusto fare una precisazione e chiarire ai lettore la differenza che vi è tra legamento e tendine, questo consentirà anche nel futuro una più corretta interpretazione del concetto esposto.
Per tendine si intende la parte finale di un muscolo che va ad inserirsi o su un osso o all'interno di strutture particolari.
Per legamento invece si intendono quelle strutture che all'interno di capsule articolari conferiscono stabilità e congruità ad una articolazione, i legamenti quindi non hanno nulla a che spartire con i muscoli mentre abbiamo già visto come i tendini sono la parte terminale, o se volete anche iniziale, del muscolo stesso.
 
La cuffia dei rotatori
 
La cuffia dei rotatori è una struttura anatomica con la funzione di controllare i movimenti sui piani e sugli assi dell'omero e garantire stabilità all'articolazione della spalla.
La grande mobilità dell'articolazione della spalla è dovuta alla sua particolare struttura anatomica, infatti nell'analisi osteo articolare si è detto che non c'è una perfetta congruenza tra la cavità glenoidea e la testa dell'omero, proporzionalmente la testa dell'omero è più voluminosa rispetto alla porzione di glena omerale, questa è la motivazione fondamentale per cui in mancanza della cuffia dei rotatori l'omero non potrebbe costantemente mantenere la corretta postura ( posizione).
La cuffia dei rotatori avvolge l'articolazione ed in particolar modo la testa dell'omero come un vero e proprio coperchio e siccome i muscoli agiscono prevalentemente in senso extra ed intrarotatorio ecco spiegata la ragione per il quale prende il nome di cuffia dei muscoli che servono a ruotare l'articolazione.
Per fare un esempio pratico, basta che ogni lettore metta il braccio flesso a 90° e cioè avambraccio e braccio a formare appunto un angolo retto e poi, raggiunta la posizione, inizi a spingere verso l'esterno, come per colpire con il dorso della mano un oggetto che si trova lateralmente,  in quel preciso istante avete eseguito una extra rotazione, se fate invece l'inverso, e cioè cercate di toccarvi il fianco opposto eseguite una intrarotazione.
 
Della cuffia dei rotatori si possono distinguere cinque componenti: tre muscolari e due osteo tendinei.
Le tre muscolari sono il tendine di inserzione del muscolo sovraspinato, del muscolo sottospinato e del muscolo sottoscapolare. Le componenti muscolari agiscono sia come muscolo sia come parte prettamente tendinea.
Le due componenti osteo tendinee sono il tendine del capo lungo del bicipite ed il tendine di inserzione del muscolo piccolo rotondo.
 
Come già segnalato oltre alla cuffia dei rotatori vi sono il legamento interclavicolare, il legamento sternoclavicolare anteriore, i legamneti coraco-clavicolari, il legamento acromion clavicolare superiore e il tendine coraco-omerale.
 
 
Ma della mobilità e di altro ancora ne parliamo la prossima volta.
 
GIANCARLO  FAEDO 
 
 

 

 

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