immagini di un mondo che non c'è più

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Naufragi  e  assassinii           

Il naufragio del transatlantico francese  "La Bourgogne"

     

Affondato sulle coste dell'America, con la perdita di oltre seicento persone.

   E' stata una di quelle grandi catastrofi che di quando in quando vengono a scuotere tutto il mondo di una profonda emozione, e lasciano di sé lungo e tristissimo ricordo. Il fatto nella sua orrenda semplicità : due navi colossali che filano nell'Oceano, avvolte nel velo pauroso di una nebbia fittissima; si urtano; una di esse squarcia orribilmente il fianco dell'altra, e questa affonda, i passeggeri a centinaia, destati di soprassalto dal sonno, si precipitano fuori dalle cabine, salgono sul ponte, urli,pianti ,gemiti, bestemmie,s'incrociano in mezzo ad un correre disperato a un affannarsi ad un disperarsi. E' la lotta per la vita , non sono più uomini quelli che si gettano sui canotti con furia bestiale tale da capovolgerli, sono bruti che il terrore della morte rende spietati, feroci, con i pugni, coi remi, coi coltelli, respingono i naufraghi aggrappatisi disperata mente alle imbarcazioni, mentre il capitano ritto al suo posto affonda con la sua nave in un viluppo di sartie e cordami.

                                                                               

 

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L'assassinio dell'imperatrice Elisabetta d'Austria

 

 

Il tragico fato che incombe da anni sulla casa d'Asburgo, è sceso un'altra volta a colpirla in modo terribile. L'Imperatrice non aveva ancora 61 anni, essendo nata il 24 dicembre 1837 a Monaco di Baviera,figlia del Duca Massimiliano e della Duchessa Luisa di Baviera. Il 24 aprile 1854, nella Chiesa, di S. Stefano a Vienna, si celebrava con grande solennità il matrimonio della giovane e bellissima principessa con Francesco Giuseppe I, che il 2 dicembre a diciotto anni, era salito al trono in seguito all'abdicazione di suo zio Ferdinando I.

 

 

L'Imperatrice Elisabetta, di passaggio a Ginevra in stretto incognito, mentre si recava, uscita dell'albergo Beaurivage , all'imbarcadero Mont-Blanc per salire sul piroscafo che partiva per Caux, veniva all'improvviso affrontata da un individuo che le vibrava un colpo al petto con una acutissima lima, dandosi poi alla fuga. L'Imperatrice cadde a terra ma subito dopo, aiutata dalla dama di compagnia, si rialzò e senza accorgersi di essere ferita , si avviò verso il piroscafo. Qui, appena giunta cadde svenuta; le furono slacciate le vesti per renderle più facile la respirazione , ma allora si notarono delle macchie di sangue. Dopo alcuni istanti l'Imperatrice rinvenne,  chiese che cosa fosse successo, ma queste furono le ultime parole, svenne di nuovo, e quando tornato il battello a riva, su di una barella improvvisata fu riportata in albergo, ed appena giunta spirò.

 

 

         

L'assassino dell'Imperatrice d'Austria, gongolava contento della prodezza fatta e si compiaceva vanitosamente che tutto il mondo parlasse di lui. Il suo nome era Luigi Lucheni, un tipo ordinario rossiccio, con due baffetti ed una lanugine quasi impercettibile intorno al mento, era nato a Parigi nel 1873, non da genitori italiani come più di un giornale francese aveva stampato, ma da madre italiana e da padre ignoto. Sua madre Luigia Lucheni, era una povera serva di Albareto di Borgotaro. A nove anni il ragazzo fu consegnato a due buoni contadini di Varano, nei dintorni di Parma, un certo Carlo Nicasi e Luigia Menegalli.Il Nicasi lo tenne in casa sua circa 5 anni, a Varano il Lucheni frequentò la scuola comunale, mostrandosi molto intelligente; fu a servizio di due famiglie poi si arruolò fra i lavoranti della linea Parma -Spezia e di la passò nella Svizzera.Fece il militare in Italia nel napoletano e di la andò in Africa,e quando tornato in Italia fu a servizio del principe d'Aragona ed in seguito iniziò una vita di vagabondaggio in Austria in Ungheria e Svizzera, ed un po' alla volta divenne uno dei più importanti propagandisti dell'anarchismo militante.

                    L'arma di cui il Lucheni si servì per colpire l'Imperatrice fu trovata il giorno dopo dell'assassinio da un portinaio. Essa era una lima triangolare con manico molto grossolano, la sua punta mancava, probabilmente si era rotta quando il Lucheni la gettò per terra. Quando fu ritrovata non portava nessuna macchia di sangue. Dall'esame necroscopico seguito dai medici risultava che la ferita aveva la larghezza di mm.2.5. Il colpo fu menato con tale violenza, che la costola si spezzò, il ferro trapassò il polmone e penetrò nel cuore. La ferita era dall'alto al basso; la parte inferiore del cuore fu trafitta da parte a parte, la morte seguì per emorragia interna, il cuore contornato da uno strato adiposo; del resto era perfettamente sano. La ferita era profonda cm.8,5. Il Regicida fu chiuso in un reclusorio di Ginevra e li passò la vita.

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