immagini di un mondo che non c'è più

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naufragi , affondamenti , pericoli  scampati e tragedie

Il naufragio del Matteo

Anche nell'anno 1898, il mese di febbraio è stato fatale per i naviganti, violente burrasche hanno imperversato nei nostri mari, e numerosi sinistri marittimi hanno accresciuto il doloroso martirologio delle vittime dell'infido elemento.Tragico è stato, sopra tutti, il naufragio del Brik a palo austro-ungarico Matteo, appartenente al dipartimento di Fiume, avvenuto sulle le coste siciliane presso Termini Imerese. La tempesta infuriava  nel Mediterraneo, e la nave accostatasi a terra, gettò le ancore, sperando di superare la burrasca. Ma le ancore mal reggevano, ed un colpo di mare minacciava ad ogni istante di spezzare le catene e di lanciare il naviglio sugli scogli.Il capitano del Matteo, vista stremata di forze e di coraggio, la sua ciurma,tentò con un canotto di recarsi   a terra per chiedere soccorso.Ma non poté trovarne. Allora come il dovere gli imponeva, tornò a bordo per dividere  le sorti dei suoi compagni. Un'ondata violenta spezzò le catene, e getto la nave sugli scogli. Vista perduta ogni speranza, l'equipaggio parte si buttò a nuoto, parte si ricoverò in un'imbarcazione tentando di toccare terra. Vana lusinga! Il mare inghiottì tutti quegli sventurati; due soli tra i quali il secondo di bordo,poterono essere salvati. La nave sfracellata sugli scogli, è scomparsa.

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L'affondamento dell'incrociatore Maine

 

 

Nel quadro della guerra Ispano-Americana, il Maine era da poco ancorato nel porto dell'Avana, la capitale di Cuba, allorché lo colse la più terribile delle catastrofi. Il 15 febbraio  alle 9,40 di sera, una spaventevole detonazione, seguita da altri scoppi successivi ed incalzanti, destava il terrore nel porto. La nave americana si trovò d'un subito avvolta dalle fiamme e dal fumo. Le navi vicine proiettarono sulla stessa i loro riflettori elettrici, i quali permisero di vedere   il superbo incrociatore rapidamente affondarsi, intanto che il mare d'intorno si copriva di frammenti lanciati e ricaduti, e di cadaveri mutilati.Le cause del disastro rimasero sconosciute, ma il sospetto era quello di un attentato, addirittura un giornale di New-York promise 250.000 franchi di premio a chi ne rivelava l'autore.

      L'attentato contro Re Giorgio di Grecia

 

 

Alle 5,30 del dopopranzo, mentre il re, insieme alla principessa  Maria , tornava in vettura scoperta dalla sua abituale passeggiata a Falero, due sconosciuti armati di fucile Gras, tirarono ad una distanza di 10 metri circa , sei colpi contro la carrozza reale, il picchiere, seduto accanto al cocchiere, fu ferito leggermente ad una gamba, e così pure i due cavalli. Il Re quantunque si fosse alzato per fare scudo del proprio corpo  alla principessa Maria , non fu ferito e tornò incolume a palazzo.
Il giorno seguente a quello dell'attentato, uno dei due individui fu arrestato e identificato per certo Giorgio Karditzi, ex sottufficiale. Il Karditzi  che si è dichiarato autore dell'attentato,ma finora non ha voluto fare il 

nome del suo complice, confessò di avere sparato sei colpi, mentre il suo compagno ne sparava due,ed aggiunse che era loro intenzione di uccidere il re, risparmiando la principessa Maria.

 

L'imperatore  Guglielmo II

Un incidente che per poco non costò la vita all'imperatore di Germania, capitò nel porto di Bremerhaven, Guglielmo II, dopo aver visitato la corazzata Kurfurst Wilhelm, era sceso a bordo di una lancia a vapore per recarsi a terra. La lancia si allontanò dalla corazzata filando rapidamente; ma ecco che un grosso piroscafo mercantile, il Seestern, si avanza a tutto vapore seguendo una rotta che tagliava quella della barcaccia. L'urto sembrava inevitabile, e grida di terrore partirono così dal piroscafo come dalla piccola imbarcazione. Senonché  il capitano di quest'ultima, con arditissima manovra, spingendola a tutta velocità, e buttandosi sul timone, la fece deviare e riuscì a passare miracolosamente a prua del piroscafo, salvando così la vita del sovrano.

La tragica fine di una signora a Torino

La sera del 12 febbraio un terribile dramma funestava la casa  del conte Filippo Quaranta, vicepresidente del tribunale di Torino. La moglie del conte una signora di 32 anni e madre di tre bambini, era afflitta da lunga e dolorosa malattia che la obbligava spesso a letto.Al ritorno del marito dal tribunale, la famiglia si mise a tavola nella camera  da pranzo, posta alla distanza di due camere  da quella dove riposava la contessa. L'ammalata pranzava per conto suo seduta sul proprio letto.La persona di servizio le aveva portato la minestra. Verso le 19 il conte che era a tavola avvertì forte odore di bruciaticcio e corse nella camera dell'ammalata, ma appena aprì l'uscio  fu respinto da una densa colonna di fumo.Chiamati i pompieri intervennero, ed un orribile   scena si presentò ai loro occhi. La contessa ridotta  ormai in un informe cadavere carbonizzato, giaceva a terra. Verosimilmente la contessa, facendo qualche movimento aveva rovesciato la lampada a petrolio; questa si era rotta ed aveva  comunicato il fuoco alle coperte.

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