UNA NUOVA TAPPA SULLA STRADA DEL REGNO

dal CONSIGLIO PASTORALE della parrocchia di S.Vitale

L'anno del grande giubileo sta per volgere al suo termine. Per tutti è stata aperta la Porta santa dell'Amore attrattivo di Dio. A volte ce lo dimentichiamo: dimentichiamo che il nostro Dio è Amore, che per amore e solo per amore ci ha donato suo Figlio.

Non siamo ancora liberi da quella brutta teologia che ha bisogno di descrivere Dio con i termini della nostra piccola giustizia e per questo ha bisogno di vedere il Padre attendere la morte del Figlio sulla croce per avere soddisfazione, per attendere una espiazione vicaria da parte dell'uomo che l'ha offeso.

Eppure i santi avevano intuito che Dio è Amore, che Dio non può mai essere se non Amore, che Dio è la Nonviolenza personificata.

Eppure gli artisti avevano colto il fulgore di questo Amore senza limiti: basta che noi poggiamo il nostro sguardo sulla Trinità di Rubliev per vedere la tenerezza delle tre Persone divine chine sul mondo; basta che guardiamo il meraviglioso affresco di Masaccio, su una parete di Santa Maria Novella in Firenze per comprendere come la morte del Figlio unisce lo straziante dolore del Padre che sorregge i due bracci della croce quasi esalando affannosamente con lui gli ultimi respiri al soffio dello Spirito Santo che incolla in uno i polmoni della divinità.

L'anno santo ci ha invitato a cancellare, almeno per dodici mesi, questo nostro bisogno di trasformare Dio a nostra immagine e somiglianza: noi vendicativi, noi violenti, noi soddisfatti solo quando gli altri, i cattivi, hanno pagato il loro debito.

Ma Dio è sempre così. La sua Porta è sempre aperta. Il suo Amore perdona sempre. E se la Chiesa ha bisogno di ricordarci le nostre responsabilità, utilizzando i termini del diritto umano che ad ogni delitto lega una pena, e per questo occorre espiare o ottenere l'indulgenza... Dio ci propone ad ogni istante un Amore che coinvolge, che ci fa Corpo Mistico, che ci invita a portare gli uni i pesi degli altri, che ci fa vivere in una Comunione dei Santi.

Molti attendevano dal terzo segreto di Fatima l'annuncio di catastrofi apocalittiche, perché ci sono tanti cattivi nel mondo (gli altri), che purtroppo coinvolgono anche i buoni (noi) nelle loro empietà. Tutto lo sforzo del Messaggio dell'Antico Testamento per cambiare il cuore vendicativo dell'uomo (fin dal libro della Genesi Dio suggerisce a Noè che egli non usa le calamità per correggere l'uomo) è ancora inutile per chi non si mette in ginocchio alla scuola della Parola di Dio. Pure il Nuovo Testamento è stato messo in crisi, mentre vivevano ancora gli ultimi apostoli, dalla incapacità di accettare un Amore che mai si smentisce. E le eresie, espresse da uomini incapaci di conciliare l'Amore con le pretese del potere, continuano ancora a creare piccoli greggi di fedeli rabbiosi che attendono apocalissi. A questi il terzo segreto di Fatima ricorda il Dio dell'Apocalisse (apocalisse come rivelazione del mistero di Dio) con la Rivelazione che DIO CI AMA E CHE, ANCHE SE ALLA FINE IL SUO CUORE, COME IL CUORE IMMACOLATO DI MARIA, TRIONFERANNO, è possibile che noi seminiamo la terra di sofferenza e di morte a motivo della nostra cattiveria (della mia cattiveria).

Il nostro Anno Pastorale inizia mentre l'Anno di Grazia, che ha aperto la Porta, corre alla sua conclusione. Ricordiamo però che quella Porta rimarrà sempre aperta. Rimarrà aperta, se l'abbiamo aperta, anche la nostra porta? O incominceremo per le prossime sette settimane di anni ad accumulare distanze fra noi e i nostri vicini, fra la nostra comunità e le altre, fra il nostro popolo e gli altri popoli?

C'è una sola via che non delude: accogliere il messaggio di Gesù che i Vangeli riducono alla sintesi CONVERTITI E CREDI ALLA BUONA NOTIZIA. Chi accoglie questo messaggio, anche se fatica ogni giorno per mantenersi all'altezza delle sue esigenze, si trova immediatamente sulla strada della santità, senza cambiare apparentemente nulla nella propria esperienza. I cristiani del secondo secolo ne erano convinti tanto da lasciarci il prezioso documento (la LETTERA A DIOGNETO) che li descrive: Non ci differenziamo dal resto degli uomini ne' per territorio, ne' per lingua, ne' per consuetudini di vita. Infatti non abitiamo città particolari, ne' usiamo di un qualche strano linguaggio, ne' conduciamo uno speciale genere di vita. La nostra dottrina non è stata inventata per riflessione e indagine di uomini amanti delle novità, ne' ci appoggiamo sopra un sistema filosofico umano. Abitiamo in città, come capita, e pur seguendo nel vestito, nel vitto e nel resto della vita le usanze del luogo, ci proponiamo una forma di vita meravigliosa e, per ammissione di tutti, incredibile. Abitiamo ciascuno la nostra patria, ma come forestieri; partecipiamo a tutte le attività di buoni cittadini e accettiamo tutti gli oneri come ospiti di passaggio. Ogni terra straniera è patria per noi, mentre ogni patria è per noi terra straniera. Come tutti gli altri ci sposiamo e abbiamo figli, ma non esponiamo i nostri bambini. Abbiamo in comune la mensa, ma non il letto. Viviamo nella carne, ma non secondo la carne. Trascorriamo la nostra vita sulla terra, ma la nostra cittadinanza è quella del cielo. Obbediamo alle leggi stabilite, ma, con il nostro modo di vivere, siamo superiori alle leggi. Amiamo tutti e da tutti siamo perseguitati. Siamo sconosciuti eppure condannati. Siamo mandati a morte, ma con questo riceviamo la vita. Siamo poveri, ma arricchiamo molti. Manchiamo di ogni cosa, ma troviamo tutto in sovrabbondanza. Siamo disprezzati, ma nel disprezzo troviamo la nostra gloria. Siamo colpiti nella fama e intanto si rende testimonianza alla nostra giustizia. Siamo ingiuriati e benediciamo, siamo trattati ignominiosamente e ricambiamo con l'onore...

In una parola noi cristiani siamo nel mondo quello che è l'anima nel corpo. L'anima si trova in tutte le membra del corpo e anche noi cristiani siamo sparsi nelle città del mondo. L'anima abita nel corpo, ma non proviene dal corpo. Anche noi cristiani abitiamo in questo mondo, ma non siamo del mondo. L'anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile, anche noi cristiani siamo veduti abitare nel mondo, ma il nostro vero culto a Dio rimane invisibile...

 L'anima è rinchiusa nel corpo, ma essa a sua volta sorregge il corpo. Anche noi cristiani siamo trattenuti nel mondo come in una prigione, ma siamo noi che sorreggiamo il mondo... Dio ci ha messi in un posto così nobile, che non ci è lecito abbandonare.

Che la benedizione di Dio e l'intercessione di tutti i nostri santi protettori ci permettano all'inizio, durante, alla fine di questa nuova tappa del nostro cammino verso il Regno di avere (noi cristiani del terzo millennio) un pizzico dell'entusiamo dei cristiani del secondo secolo nel dichiararci e nell'essere l'ANIMA di quella porzione di Montecchio Maggiore nella quale vive la comunità di Santa Maria e di san Vitale.