IL DECALOGO

scheda quarta

 

PREMESSA

Il salmo 118 commenta l’importanza della Legge del Signore. Continua la meditazione del salmo 18 che aveva concluso: l’osservanza della Legge rende sapiente anche il povero ignorante, anche colui che non ha una cultura elevata. La Legge lo rende capace di interpretare la vita e di darle significato in mezzo alla confusione dei cosiddetti sapienti.

Il regista Krzysztof Kieslowski, ponendosi di fronte alla Legge come un agnostico di buona volontà, fa eco alla sicurezza dei salmi affermando che queste dieci frasi ben scritte cercano di regolare i rapporti fra la gente. Sono interessanti perché nessuna ideologia le ha mai messe in discussione. Tutti siamo d’accordo sul fatto che sono giuste, ma, al tempo stesso, le violiamo tutti i giorni. Per questo il sapiente e l’intelligente di oggi è più handicappato dell’ignorante nel leggere gli avvenimenti della propria esperienza.

DECALOGO non è una serie di lezioni di catechismo, ma un contributo antropologico alla preevangelizzazione, quasi un grido dell’uomo contemporaneo verso l’Alto affinché…Utinam dirumperes coelos et descenderes… (magari tu squarciassi i cieli e discendessi…).

 

ONORERAI IL PADRE E LA MADRE

LETTURA DEL DOCUMENTO

 

Un po' troppo superficialmente i pieghevoli che hanno sintetizzato i dieci titoli hanno parlato di rapporto incestuoso fra Anka e il padre: si tratta invece di una fitta drammatizzazione fra psicologia e morale dei sentimenti che possono intercorrere fra padre e figlia e viceversa.

Detto questo (e va detto a scanso di gravissimi equivoci) prendiamo in analisi il racconto.

Anka vive col padre che è rimasto vedovo quando la figlia aveva solamente cinque giorni di vita (lo si dirà all'interno del dramma). Non si è mai più risposato e fra lui e la figlia il rapporto è estremamente sereno, anzi, si potrebbe descriverlo come cameratesco. Il padre parte spesso da casa per i suoi viaggi aerei che lasciano sempre un po' di angoscia. Anka vive le sue relazioni amorose (si saprà anzi che è anche rimasta incinta e ha abortito… ma il giudizio del film non verte su questo tema) in una esuberante libertà che si rivela priva di una guida.

Il padre parte per un ennesimo viaggio e Anka lo accompagna all'aeroporto. Ha già notato, fra le carte del padre, una busta con la scritta autografa dello stesso: da aprire alla mia morte. Pare quasi che il padre stesso la spinga verso tale busta quando, all'aeroporto, l'avverte che ha lasciato alcune bollette da pagare e, accanto a queste, Anka troverà nuovamente quella busta.

Inizia per lei una travagliata battaglia che la scombussola anche nelle sue attività (studia arte drammatica) nelle quali è ingaggiata a sostenere la finzione amorosa. La tensione la porta nel ripostiglio delle cose dell'infanzia e accanto alla Vistola, forse luogo pregno di ricordi. Al fiume un incontro casuale: un uomo voga col suo kajak (notare che è sempre lo stesso uomo che segna i contrappunti interrogativi di tutti i film), poi lo trae a riva e se lo mette sulle spalle (la metafora non va affatto sottovalutata… pena la perdita del messaggio). Anka pare decisa: apre la busta e trova una seconda busta con la scrittura della madre che si indirizza proprio a lei; poi si cimenta a scrivere su una vecchia busta raccolta nel ripostiglio copiando l'intestazione della madre.

Il padre ritorna. Anka lo attende all'aeroporto per recitargli il contenuto della lettera della madre che dice che Michal non è suo padre. La reazione di questi è uno schiaffo e una immediata chiusura. Poi la rincorsa a decifrare la situazione: Michal ha sempre sospettato che Anka non fosse sua figlia; voleva consegnare la lettera a lei ma non l'ha mai fatto; ha però posto Anka troppe volte nella situazione di prendere la lettera e di aprirla; Anka rivela i sentimenti che ha provato per Michal padre fin da quando era bambina (è a questo punto che va prestata la massima attenzione, dato che si tocca non l'incesto ma quello che in varie maniere è stato descritto come complesso di Elettra), rivela la sua sensazione di tradimento quando viveva i suoi rapporti amorosi; anche Michal ha vissuto le sue tensioni di fronte a una bimba che si faceva donna e che lo attraeva in qualche modo; Anka propone di abbattere l'ultima barriera; Michal rifiuta.

Siamo alla fine del dramma: Anka pare aver inventato tutto; non saprebbe del contenuto della lettera; la sua commedia forse ha solo favorito un esternare cose non dette e non dicibili; meglio bruciare la lettera e il suo segreto; meglio non infrangere quel meraviglioso mistero che è la paternità e la figliolanza. La lettera bruciata lascia soltanto aperto il mistero ormai inesplorabile col suo non che si interrompe sul bruciato.

 

 

INDICAZIONI DI LETTURA

 

In Decalogo il regista ha voluto dare un volto umano al comandamento. Sarà opportuno individuare l’attore (sempre lo stesso) che rende la metafora. Il comandamento è presente, anche in forma accentuata, nelle situazioni e nei momenti più carichi di tentazione alla violazione. Dopo la trasgressione, a volte, appare per costatare amaramente.

 

Se il cinema è sempre metafora, questi documenti corredano LA METAFORA di numerose altre. Kieslowski ha affermato che è sempre stata sua premura di togliere qualunque inquadratura, qualunque dettaglio, qualunque azione che non entrasse strettamente nella economia del messaggio. Per questo sarà opportuno individuare il massimo numero di simboli cercando di interpretarli.

 

Tutto il film è una metafora di quella sottile seduzione che nella famiglia nucleare intercorre fra genitori e figli nell'età della maturazione fisica di questi ultimi.

Sono da decifrare…

 

  • la barca
  • la lettera
  • la scena proposta alla scuola di arte drammatica
  • il ripostiglio degli oggetti dell'infanzia
  • le due candele
  • i dialoghi pregni di significati e di poesia

 

PER UN PASSAGGIO ALLA CATECHESI

 

" Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho tratto dall'Egitto, dalla schiavitù alla libertà…

I figli devono essere educati all'autonomia e alla libertà, poiché solo nella libertà gli uomini possono essere per gli altri e aiutarsi reciprocamente nella vita. Con la violenza si educano persone che saranno violente. Con l'obbedienza cieca cresceranno uomini che per obbedienza saranno capaci di tutto.

Questo comandamento non deve essere capito come strumento di oppressione degli anziani sui giovani, come esercizio di potere dei genitori sui loro figli, o abuso di potere dell'autorità sui propri sudditi. Solo quando si diventa padre e madre si conosce cosa significa essere genitori e cosa si fa per un figlio: quanto amore, privazioni e sacrificio una tale ruolo comporta, specialmente quando uno dei genitori rimane solo a educare!

Portare fiori sulla tomba è troppo tardi. Avere un cuore per i genitori dopo la loro morte non giova più a loro. Non ci sono solo giovani trascurati, non solo bambini maltrattati, ma anche genitori maltrattati dove il maltrattamento fisico non è spesso il più grave. Con l'iniziativa dei giovani e la saggezza degli anziani si formerà un popolo capace di trovare nuove e migliori vie alla pace e alla giustizia.

 

Qualunque sia il rapporto che renda uno genitore e l'altro figlio, questo deve essere rispettato e mantenuto. Se noi rompiamo le regole del rapporto distruggiamo le nostre esistenze, qualunque sia la tensione o la giustificazione a scaricarlo.

Il comando di Dio, che regola la prima struttura naturale, la famiglia, è fonte di una saggezza che è incommensurabile.